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Gioco illegale in Puglia, il rapporto Dia di fine 2016


Gioco illegale in Puglia, il rapporto Dia di fine 2016


Il braccio di ferro sul gioco d’azzardo tra Stato e associazioni malavitose è continuato anche nel 2016. I numeri ufficiali parlano di un aumento della raccolta sulle giocate gestite dal governo, che sono passate da circa 89 a più di 95 miliardi di euro. Il dato si presta a due letture, non per forza in contrasto tra loro: l’incremento può derivare da una maggiore spesa degli italiani o da un indebolimento del settore illegale, da cui parte dei fondi sono confluiti verso gli esercenti in regola.

L’attenzione delle associazioni criminali per il gioco d’azzardo risulta evidente in un rapporto stilato dalla Dia, con considerazioni riguardanti la seconda metà del 2016. La Direzione Investigativa Antimafia si è concentrata sulle operazioni che hanno consentito di smascherare alcuni traffici della Cosa Nostra statunitense, ma non ha tralasciato la situazione italiana. L’interesse mafioso per il gambling è spiccato in Liguria per il nord Italia, ma rimane molto più radicato al meridione. Campania, Basilicata, Sicilia e Puglia tra le regioni più interessate secondo il rapporto, con il tacco dello Stivale che presenta peculiarità specifiche.

La Puglia infatti vedrebbe radicate attività come usura, estorsioni e spaccio di sostanze stupefacenti, a cui si aggiunge il gioco d’azzardo illegale. Le modalità di questa regione sono in parte differenti, visto che prevedono l’imposizione ai commercianti di macchinette manomesse. Il tutto si traduce non solo con una perdita per gli esercenti, che devono ovviamente versare un’ingente percentuale dei guadagni degli apparecchi, ma con un grosso danno ai giocatori. Slot machine e videolottery truccate sono studiate per dare un payout inferiore all’utente, che ha meno possibilità di vincita e in percentuale perde più soldi rispetto agli apparecchi statali. Il marchio AAMS, previsto per l’online, è più difficile da riconoscere nei mini-casinò perché potenzialmente può essere ottenuto da un esercente con alcuni apparecchi, salvo poi inserire in un secondo momento quelli manomessi.

Naturalmente lo Stato non è rimasto ad attendere gli sviluppi delle tecnologie per imbrogliare il sistema, e ha impiegato le forze della guardia di finanza per scovare macchinette illecite o truccate. Nel 2016 l’autorità pugliese ha effettuato 2.695 interventi, riscontrando 580 violazioni e verbalizzando 555 soggetti. Il 2017 ha visto un ulteriore aumento della pressione statale sugli esercizi, lasciando intendere la volontà di mettere alle strette il gioco illegale. Le operazioni si inseriscono in un programma per tutelare il bilancio pubblico, spostando alle casse dell’erario denaro che altrimenti andrebbe a finanziare associazioni mafiose. Non passa in secondo piano inoltre la salvaguardia del cittadino, con i diversi casi di ludopatia segnalati alle autorità di competenza anche nel 2016.

La Puglia non è comunque tra le regioni più spendaccione in Italia, almeno secondo i dati dello scorso anno. A fronte di una media nazionale di 339,40€ persi da ogni cittadino nel gioco d’azzardo (senza escludere in realtà i minorenni e coloro che non scommettono), la zona capeggiata da Bari si è fermata a 321€ pro capite. Non una cifra irrisoria, ma nemmeno preoccupante come in altre realtà italiane. Certo, questi numeri si riferiscono ai soldi spesi in enti sotto il controllo dello Stato…

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