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Fabrizio Corona lascia il carcere di Opera per motivi di salute.


Fabrizio Corona lascia il carcere di Opera per motivi di salute.


Stando a quanto spiegato dal suo legale, l'avvocato Ivano Chiesa che, assieme alla collega Antonella Calcaterra, si è visto accogliere l'istanza dal giudice, Corona, uscito dal carcere, «urlava per la gioia, mi ha baciato e abbracciato». E al difensore che gli ha detto subito «ora comportati bene», l'ex fotografo dei vip ha risposto: «Sono felice e giuro che in carcere non ci tornerò mai più». Anche l'avvocato era molto soddisfatto per il provvedimento della Sorveglianza e ha spiegato: «Sono contento per Fabrizio, è un bravo ragazzo». Il provvedimento di scarcerazione è stato eseguito alle 15,30. Corona è stato trasferito alla Exodus di don Mazzi per tossicodipendenti. Non può uscire e deve seguire le prescrizioni stabilite dal giudice di Sorveglianza. L'ex paparazzo era nel carcere di Opera da 3 anni e 2 mesi. Il provvedimento è stato firmato dal giudice del tribunale di sorveglianza Giovanna Di Rosa. Su richiesta della difesa, che aveva chiesto la concessione degli arresti domiciliari o il recupero presso la comunità di don Mazzi, nei mesi scorsi il tribunale di sorveglianza aveva disposto una perizia per accertare le condizioni di salute dell'ex fotografo alla luce della consulenza tecnica in cui si sosteneva che soffre di depressione, ansia, attacchi di panico e psicosi. In udienza, Corona - che stava scontando in carcere 13 anni e 2 mesi per diverse condanne - aveva detto ai giudici: «Sto male, ho seri problemi psicologici e vi chiedo di darmi un'opportunità». La perizia era stata poi depositata lo scorso 10 aprile, ma in merito all'esito era stato mantenuto il più stretto riserbo. Quindi l'udienza del 23 aprile per discutere l'istanza di scarcerazione era saltata su richiesta degli avvocati Ivano Chiesa e Antonella Calcaterra, con la motivazione che avevano bisogno più tempo per studiare la perizia psichiatrica eseguita da Fabio Gala, per poi presentare le proprie argomentazioni. Oggi «l'affidamento terapeutico» disposto da Di Rosa.

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