Cronaca       Pubblicata il

Barcone affonda: Morti 700 immigrati


Barcone affonda: Morti 700 immigrati


 

 
Un peschereccio con a bordo circa 700 migranti si è capovolto la scorsa notte nel Canale di Sicilia, a circa 60 miglia a nord della Libia. Un mercantile dirottato nella zona ha recuperato solo 28 superstiti, per cui si teme che il bilancio del naufragio sia di poco meno di 700 vittime.

L'Unhcr ha confermato che a bordo erano in 700 e che 50 persone sono state tratte in salvo, sottolineando che, nel caso in cui il terribile bilancio fosse confermato, i migranti morti nel 2015 sarebbero 1.600.

Finora, secondo quanto riferito dalla Capitaneria di porto, sono 24 i cadaveri recuperati dai mezzi impegnati nelle operazioni di soccorso.
«Un sopravvissuto - dice Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr (l'Agenzia dell'Onu per i rifugiati) per il Sud Europa - ha riferito che sul barcone c'erano più di 700 migranti. Oltre 20 sopravvissuti sono stati recuperati. La Guardia costiera ha mobilitato decine di mezzi. Ci sono anche due navi da Malta. Sono in atto le operazioni di soccorso. Sul luogo si stanno dirigendo mezzi della Marina, della Gdf ed elicotteri».

La Guardia Costiera ha poi precisato che intende verificare il bialncio dei morti ed eventualmente rideterminarlo. È stato un migrante eritreo, superstite della tragedia, a riferire delle circa 700 persone che erano a bordo del barcone. Su tale cifra verranno sentiti anche gli altri superstiti, secondo le procedure previste. ha riferito la Guardia Costiera in una propria nota. Il barcone che si è capovolto, di 20 metri è in grado di portare «diverse centinaia di persone» ed era «sovraccarico di migranti», è stato precisato ancora.

«L'acqua del mare in questo momento ha una temperatura di circa 17 gradi: se qualcuno è ancora in mare c'è la possibilità che possa rimanere vivo, se si aggrappa a qualcosa e se può essere individuato», ha detto il portavoce della Guardia costiera Filippo Marini, che intervistato da RaiNews 24. «Non ci affezioniamo ai numeri ipotizzati, non sappiamo quanti erano a bordo», ha aggiunto Marini. «Stiamo cercando di capire - ha poi riferito - le dinamiche del ribaltamento. Spesso, quando arrivano i soccorsi, i migranti si portano tutti su un lato del peschereccio» e questo può aver provocato il ribaltamento del natante. «Se sia stata questa la dinamica lo appureremo», ha concluso.

Il recupero dei corpi sarà quasi impossibile: a quanto riferiscono fonti dei soccorritori presenti sul posto, il tratto di mare dove è avvenuto l'affondamento del barcone è troppo profondo per consentire l'intervento dei sommozzatori. Nonostante nella zona infatti sia presente una vasta secca che dimezza da 400 a 200 metri l'altezza del fondale, l'unica possibilità per portare avanti le operazioni di recupero delle salme sarebbe ricorrere a robot e sommergibili teleguidati, con un impegno finanziario difficilmente sostenibile.

La richiesta di intervento per dare assistenza al barcone carico di migranti, che si è poi capovolto, è arrivata ieri sera al Centro Nazionale di Soccorso della Guardia Costiera ed è stata fatta con un telefono satellitare Thuraya. Il tono di voce dell'interlocutore - secondo quanto si è appreso - non era concitato: «Siamo in navigazione, aiutateci», ha detto un uomo. La telefonata è apparsa simile a tante richieste di soccorso che arrivano agli operatori del Centro che ha poi rapidamente individuato le coordinate del punto dal quale è partita la chiamata e organizzato i soccorsi.

In queste ore nella zona del naufragio è in corso una imponente operazione di soccorso. Un dispositivo navale composto da 17 unità, coordinato dal Centro Nazionale Soccorso della Guardia Costiera, è impegnato nelle ricerche di eventuali superstiti del naufragio. Del dispositivo fanno parte unità della Guardia Costiera e, inoltre, della Marina Militare e della Guardia di Finanza impegnati nell'operazione Triton dell'agenzia Frontex. Vi sono, infine, mezzi navali di Malta e numerosi mercantili dirottati nell'area. Alle ricerche partecipano anche diversi mezzi aerei che stanno sorvolando l'area.

I 24 cadaveri recuperati nell'area del naufragio sono stati allineati su uno dei ponti della nave Gregoretti, della Guardia Costiera. La nave, con identificativo CP 920, sta coordinando i soccorsi in mare di tutte le unità navali impegnate nella ricerca di eventuali superstiti.

Il mercantile portoghese che ha recuperato i superstiti del barcone è il King Jacob, un portacontainer di 147 metri di lunghezza. Hanno già raggiunto la zona del disastro per partecipare alle operazioni di soccorso anche la nave Bergamini della Marina Militare, alcuni mercantili in transito come il City Of Lutece, il Cave, e il Se Pantheae oltre a una motovedetta Marina maltese. Si stanno dirigendo verso quel tratto di mare anche numerosi pescherecci della flotta di Mazara del Vallo.

Il mercantile portoghese era diretto in Libia. Non è ancora chiaro in quale porto verrà adesso dirottato per sbarcare i naufraghi, anche perché la nave sta ancora partecipando alle ricerche di eventuali sopravvissuti. L'approdo più vicino teoricamente è quello maltese de La Valletta; nel caso di un porto italiano la nave potrebbe fare rotta verso un porto della Sicilia Sud orientale come Pozzallo (Ragusa) o Augusta (Siracusa), i cui centri di accoglienza sono tuttavia già saturi.

«Occorre prendere atto che Triton è un' operazione che non serve ad affrontare l'enorme flusso migratorio che sta attraversando il Mediterraneo - ha detto Alessandro Bechini, responsabile Programmi in Italia di Oxfam -. L'indifferenza dell'Europa, a fronte dello sforzo della Guardia Costiera italiana che ogni giorno trae in salvo centinaia di vite umane, insieme a tanti operatori del mare a cui deve andare il nostro grazie, ci lascia senza fiato. Come Oxfam chiediamo a tutti gli Stati membri dell'UE di aprire gli occhi e di trovare le risorse per mettere a punto un meccanismo di soccorso e accoglienza adeguato a un fenomeno come quello a cui siamo di fronte. Chiediamo ai nostri parlamentari di farsi interpreti della necessità di ripristinare Mare Nostrum o di attivare azioni simili che abbiano come obiettivo quello di assicurare viaggi legali e salvare vite in mare. Migliaia di donne, bambini e uomini in fuga da guerre e fame non possono diventare solo numeri con cui aggiornare la macabra lista dei migranti che muoiono nel Mediterraneo giorno dopo giorno».

Torna indietro
Stampa
powered by: mediaweb-grafic